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venerdì, febbraio 27, 2004
Dalla strada si vede solo un piccolo edificio a due piani, ridotto a un rudere. In passato deve esserci stata la volontà di recuperarlo, o perlomeno di evitarne il crollo, perché presenta ancora le impalcature lungo tutto il perimetro e per tutta l’altezza. Il rudere ha avuto la meglio, perché le piante infestanti e rampicanti hanno inglobato i tubi in metallo che ormai sono completamente arrugginiti. È un vero spettacolo da guardare, perché sembra una piccola torre mozzata di tempi lontanissimi, tanto è devastato. La copertura è completamente mancante, vetri e telai sono spariti tanto da lasciar immaginare che non ci siano mai stati. Tra un paio di mesi la costruzione sarà interamente nascosta da tante foglie verdi lussureggianti. Questa strada è ritenuta poco sicura, e sinceramente non mi sento molto a mio agio, anche se è mattina e il sole non è mai stato così brillante. La giornata tanto bella rende questo piccolo edificio ancora più spettrale, perché sembra trovarsi in un’altra dimensione, in un altro tempo, molto lontano da noi. E io mi appresto a immergermi nel silenzio che emana. Un muro abbastanza alto mi impedisce di vedere cosa accade oltre, ma avvicinandomi all’area mi accorgo che c’è un cancello per veicoli completamente spalancato. Quel che vedo facendo timidamente qualche passo avanti nella proprietà mi lascia senza fiato: l’area è estesa, davanti a me un grande spiazzo, circondato da tante piccole costruzioni: mi sembra un labirinto, perché non si capisce quale possa essere quella principale. Scatto una foto al mio fortino, infilandomi in mezzo alle sterpaglie, ma rimanendo vicina all’entrata del cancello, in modo da poter essere vista dalla strada. In quel mentre sopraggiungono dall’interno dell’area tre signore, che chiacchierano allegramente. Mi osservano senza porre troppa attenzione, come abituate a estranei. La curiosità è tanta e le signore mi sembrano tranquille al punto da togliermi la timidezza. Non chiedo cosa sia stata tutta l’area, ma solo se secondo loro ci sarebbero problemi se facessi un giro per scattare qualche foto. Gentilmente con un’alzata di spalle mi rispondono che non c’è nessun problema, ma mi sconsigliano di avventurarmi troppo, essendo le piccole costruzioni abitate da clandestini. Allora chiedo loro cosa ci sia qui, per giustificare la loro presenza: una sezione della ASL, specializzata in malattie infettive. Si trovano lì da poco, non più di un paio d’anni. È stato ristrutturato solo uno degli edifici per dare loro una sede. Non sono molto entusiaste nel raccontare che due volte al giorno, per raggiungere i loro uffici, siano costrette ad attraversare l’area abbandonata. D’estate possono vedere uomini a torso nudo che si stiracchiano la mattina appena svegli, affacciandosi ai balconi decadenti. Posso immaginare che non sia una bella sensazione, soprattutto in inverno, quando si esce dall’ufficio nel tardo pomeriggio dove tutto è buio. Questo dedalo di basse costruzioni è già abbastanza impressionante alla luce di una giornata molto soleggiata, non oso pensare cosa debba essere di sera, quando al di là del muro si sentono sfrecciare le auto, ma all’interno tutto sembra muto e morto. Sono sola, oggi, e le signore si raccomandano ancora una volta di non inoltrarmi dentro gli edifici. Già sentivo un certo brivido di paura, che unito al freddo mi fa quasi tremare, ora sento chiaramente l’adrenalina salire.
posted by shelise |
12:27 | commenti (2)
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