esploro l'urbano
Maglite The Urban Exploration Ring  [ Join Now | Ring Hub | Random | <<Prev | Next>>




giovedì, febbraio 26, 2004
 

Manifattura tabacchi. Informazioni.

 

 

Dopo aver percorso tutto il lato su v.le Suzzani, un viaggio infinito, svoltiamo in via S.ta Monica, nella speranza finalmente di trovare qualcuno a cui chiedere informazioni. Abituati ormai ad un muro altissimo ci sentiamo un po’ sconfortati, perché osservare centinaia di finestre può anche essere interessante, ma sarebbe bello scoprire cosa avviene al livello stradale. Questa nuova vista ci dona un po’ di respiro, essendo a dimensione più umana, ci sentiamo meno piccoli e insignificanti. Il lato dell’area è corto e si vede la fine senza difficoltà. Il fatto di scorgere le vicinanze della nostra auto da un certo punto di vista ci rincuora, ma dall’altro ci lascia un po’ delusi, perché significa che manca poco alla fine della visita, e non abbiamo scoperto granché di questo luogo. La facciata che ci troviamo davanti non è di grandi dimensioni, ma il marciapiede più stretto e le automobili parcheggiate ovunque, impediscono una vista d’insieme pulita e libera di ostacoli. Per scattare questa foto ci sdraiamo praticamente sul ciglio della strada, con la paura che le auto in arrivo non vedendoci possano tirarci sotto. Un altro piccolo brivido. L’edificio è sicuramente parte dell’area di interesse, vista l’intestazione in alto: “Deposito generi di monopolio”. Più che un deposito parrebbe un edificio per uffici, data l’entrata non eccessivamente grande. A dire il vero mi sembra più la casa di un custode. Lo stile riflette parzialmente quello dell’entrata principale su v.le Fulvio Testi, altra conferma dell’appartenenza. La costruzione non può essere in funzione: le tapparelle sono abbassate, e hanno la consistenza di quelle che non vengono alzate da un po’: come se ogni listello fosse incollato dalla polvere a quello successivo. L’edificio è perfettamente simmetrico, con l’asse centrale dato dal vano scala, ben visibile grazie alla vetrata rettangolare continua in vetro cemento. L’umidità ha piano piano sgretolato l’intonaco, portando alla luce i diversi strati. Alcune parti sono gialle, troppo per essere un effetto dell’umidità, il che mi fa pensare a una precedente colorazione, come il lungo edificio appena lasciato dietro l’angolo. In alcuni punti sono saltati via tutti e tre gli strati d’intonaco (il rinzaffo, l’arricciato e quello più superficiale), rivelando i mattoni. Qui l’umidità cerca di farsi ulteriormente strada mangiando via la malta tra le fila. Una delle tapparelle è leggermente aperta per far entrare un po’ di luce al piano superiore. Si direbbe che si trova in quella posizione da parecchio, perché le guide sono tese e arrugginite e danno l’impressione di spezzarsi se qualcuno dovesse tentare di chiudere la tapparella. Accanto a questo edificio c’è un cancello aperto, e si vede del movimento. Si tratta di una bocciofila e le persone che si vedono entrare sono tutti anziani. All’interno del piccolo cortile c’è un bar e già dall’esterno si capisce quanto sia affollato. Gli anziani sono la migliore fonte di informazione quando si tratta di scoprire nozioni su un luogo. Metto da parte la timidezza ed entriamo: il locale è buio e fumoso, come un bar di provincia che si rispetti. Mi guardo attorno, non vorrei essere maleducata e interrompere conversazioni, così scelgo di chiedere al primo signore che incontro, da solo e in silenzio. Forse sbaglio a porgli la domanda “Scusi, avrei bisogno di un’informazione”, perché lui mi guarda un po’ annoiato e mi indica una porta. Un ufficio. Lo guardo come per dire che mi basterebbero le sue conoscenze, ma si è già girato altrove. Ma una volta gli anziani non erano quelli che non vedevano l’ora di raccontare per tempi infiniti, tutti i ricordi della loro giovinezza? Essere liquidata così mi spiazza. Andiamo alla porta, busso timidamente, non sento nulla, busso più forte. Niente. Il rumore di sottofondo è troppo alto e aspettare una risposta è ridicolo. Apro ed entro, senza chiudermi alle spalle la porta, aspettando che la signora alla scrivania mi chieda cortesemente di accomodarmi. E invece mi accoglie freddamente, con una vena polemica non indifferente. “scusi, le ho detto di entrare? Non vede che sono occupata?”. Effettivamente ci sono altre persone in piedi. Mi scuso, il signore fuori mi aveva detto che l’entrata era libera. “beh, cosa vuole?”. “mi servirebbe un’informazione”. Cerco di spiegarle in due parole chi sono e cosa sto facendo, nella speranza che le mie credenziali siano sufficienti per convincerla che non voglio vendere niente e che tanto meno sono una criminale. L’effetto sembra funzionare, si scioglie un poco, le persone intorno sorridono, come a voler sdrammatizzare una conversazione iniziata male. Non sa dirmi nulla dell’area, tranne che forse è chiuso, che l’asilo accanto è usato come deposito. Rimango un po’ delusa, perché questo ritrovo per anziani è all’interno dell’area, quindi speravo sapesse dirmi qualcosa di più. Mi consigliano di chiedere ai carabinieri, che si trovano proprio accanto all’entrata principale. Ringrazio e ce ne andiamo. Permalosa, non mi dimentico dell’accoglienza e me ne lamento. Torniamo su v.le Fulvio Testi. Puntualmente passiamo davanti all’asilo. C’è qualcuno che carica e scarica. Dalle finestre si vede che l’interno è polveroso e stipato di scatoloni. Sarebbe da entrare anche lì, ma non vedo perché dovrebbero darmi il permesso di ficcare il naso in una proprietà privata, per vedere cosa viene stoccato all’interno. Procediamo e arriviamo davanti alla caserma dei carabinieri. Proprio in quel momento stanno uscendo il maresciallo con un signore e un appuntato. Li sorpassiamo, esitiamo, osserviamo l’entrata principale dell’area, è chiusa, i due tizi se ne sono andati. Faccio qualche passo verso il terzetto. Mi fermo. Esito, torno indietro. Sto assumendo un atteggiamento sospetto. Non mi resta che interrompere la conversazione e chiedere. “sto facendo una tesi sulle aree dismesse di Milano… saprebbe dirmi qualcosa a proposito di questa?” “non è dismessa, è solo chiusa”… per quanto mi riguarda è la stessa cosa. È o no un’area immensa inutilizzata? Il maresciallo mi dice che è di proprietà della Tabacchi di Trento, che sta cercando di vendere l’area, che verrà probabilmente acquistata da Rai2. insistono nel dirmi che non può essere di mio interesse. Pensano ad altre aree in zona, ma non gliene viene in mente nessuna. Per quanto a Milano ce ne siano molte, qui si ritengono fortunati. Fatico a crederci, scommetto che girando un poco ne trovo a volontà.

posted by shelise | 11:01 | commenti