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martedì, febbraio 24, 2004 Manifattura tabacchi continua
Il cortile immediatamente successivo all’entrata principale sembra lanciare un messaggio abbastanza chiaro: “Siamo chiusi”. Questa parte non viene utilizzata da un po’: neanche i clandestini ne han preso possesso, il che prova sia che l’area è dismessa da non troppo tempo, sia che deve esserci un buon sistema di sicurezza. Probabilmente nell’attesa di trovarci una nuova funzione si cerca di mantenere lo stato decente degli edifici il più possibile. Ad una prima occhiata i due spiazzi si assomigliano, sembrano far parte della stessa famiglia; poi piccoli particolari rivelano la differente personalità di ognuno. L’edificio dritto di fronte a noi è in condizioni peggiori: l’intonaco è stato mangiato via dall’umidità e sono ben visibili gli interventi di rattoppo, per cercare di limitare i danni, ma offrendo così una visione disordinata e consumata dell’edificio. Le grate alle finestre non lasciano possibilità di entrare. La porta rossa spicca più di tutto il resto, prendendo tutta l’attenzione per sé. Sembrerebbe un invito ad avvicinarsi, ma siamo divisi dall’area da una ringhiera, non insormontabile fisicamente, ma sufficiente per due onesti cittadini a restare fuori, soprattutto con i due tizi all’entrata principale e la diretta esposizione con la strada. Le finestre con grate non sembrano avere vetri, perché si riesce a intravedere lo spazio libero interno: vista la condizione del tutto, i vetri dovrebbero essere quantomeno sporchi di polvere, e quindi opachi. La luce che passa da un lato all’altro della bassa costruzione è troppo limpida perché ci siano dei vetri. La copertura è quella tipica delle fabbriche: tipica nell’immaginario collettivo, perché alla fine non è che se ne vedano poi così tante. L’onda urbana, che attraversa normali edifici residenziali con coperture a falda, e coperture piane, impedisce di scorgere la linea d’orizzonte. Un vascello sembra volersi inoltrare in quella tempesta: la pensilina, perfettamente perpendicolare all’onda, sembra infrangersi contro di essa: i pilastri che la sostengono sembrano in realtà delle guide che la lasciano scivolare più agilmente verso il mare aperto. Le sterpaglie che crescono sotto, alquanto selvaggiamente, insinuandosi tra i blocchi di porfido, sembrano schizzi lanciati dalla nave al varo. Il verde muschiato che cerca di farsi largo tra le venature della pavimentazione, non può che essere la schiuma del mare calmo portato in agitazione. posted by shelise |
11:46 | commenti (2)
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