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lunedì, febbraio 23, 2004
 

Viale Fulvio Testi

 

Un capolavoro assoluto di area dismessa. Non sono le qualità architettoniche a rendere questo blocco immenso favoloso, ma tutti i misteri che racchiude dentro. Per quanto siano enormi le dimensioni, passa abbastanza inosservato, trovandosi su una delle maggiori strade a scorrimento veloce di Milano, quella che porta verso Sesto e Monza. Anche una volta scesi dall’auto io e Alessandro nutrivamo qualche dubbio sullo stato dell’area, perché il tutto è talmente impenetrabile e massiccio da impedire qualsivoglia congettura. Ma vista l’esperienza con l’istituto geriatrico, abbiamo deciso che in ogni caso valeva la pena la sosta. Non mi sono mai soffermata da queste parti, quindi non ho la percezione esatta di quanto si estenda l’area. Ma procediamo per gradi. Il primo approccio lo abbiamo incontrando una ringhiera che ci permette di osservare l’interno di uno spiazzo per lo scarico merci. Le serrande sono tutte abbassate e arrugginite, le porte ben serrate, le finestre tutte accuratamente chiuse, tranne una che è stata dimenticata aperta, chissà da chi, ma non abbastanza da permettere a estranei di introdursi. La desolazione è totale: è pieno giorno e da un’attività funzionante ci si aspetterebbe un minimo di movimento, o perlomeno le serrande alzate e rumori dall’interno. Il traffico alle nostre spalle ci impedisce di capire se ci siano rumori provenienti dallo stabilimento, ma la calma che regna lascia pochi dubbi. Le pensiline presentano chiari segni di un attacco costante delle intemperie, senza che nessuno abbia tentato di frenare il decorso. Da questa distanza non capisco di che materiale siano i pilastri: le macchie rossastre lasciano intendere che potrebbero essere in metallo, ma ho provato a vedere anche l’intonaco attaccato dall’umidità assumere colorazioni varie. I telai in legno delle finestre sono tutti scoloriti da una eccessiva esposizione alla luce e alle intemperie. Anche il muro di fronte a noi, dove ci sono le serrande abbassate presenta macchie di umidità, sia per risalita capillare, sia per dilavamento. la differenza è chiaramente percepibile: il primo caso procura un rigonfiamento dell’intonaco di rivestimento, causando crepature e successive chiazze biancastre e grigie; il secondo caso è caratterizzato da lunghe scie scure di pioggia e umidità che spinto dalla gravità tende verso il basso, portando con sé detriti, inquinamento e particelle rubate da tutto ciò che incontra (in questo caso la poco sporgente grondaia e le tubazioni). Un cavo dell’elettricità corona la decorazione di questa facciata, come se fosse una ghirlanda dimenticata durante una festa finita da chissà quanto tempo. La parete perpendicolare a questa sembra in migliori condizioni, ma giurerei che si tratta solo di una illusione data dalla troppa esposizione solare, che invece che mostrare tutti i difetti dati dall’umidità, presenta una colorazione chiara e slavata, come una foto con troppi contrasti. I telai delle finestre sembrano confermare questa teoria. Canali di gronda e cavi di non so che natura ingombrano una facciata altrimenti regolare e ordinata. Il mattone a vista sembra ancora in ottime condizioni: l’umidità non ha fatto rigonfiare la malta, facendola strabordare dal so letto assumendo colorazioni varie, il che mi fa pensare a un’origine abbastanza recente. Ma potrebbe essere anche grazie all’esposizione solare: il calore può aver impedito all’umidità di prendere possesso della facciata. Sembrerebbe avere senso, considerando le condizioni delle altre parti costruite. Il cortile è molto pulito, non ci sono segni di spazzatura o oggetti abbandonati. Le foglie secche non sono state raccolte, ma si limitano a contornare gli arbusti di provenienza, come se qui il vento avesse smesso di soffiare. Qualche pianta indesiderata ha trovato posto per crescere, ma non abbastanza da impedire il transito o da far sembrare l’area un cimitero di sterpaglie. Il colore verde muschiato si intravede in alcune zone d’ombra, timidamente cercando di affacciarsi verso di noi. Questo spiazzo non è funzionante, ci sembra abbastanza chiaro: ma vista la vastità dell’area, potrebbe essere solo un caso. Per esempio l’edificio sullo sfondo sembra in ottime condizioni, brilla al confronto di quel che c’è in primo piano. Ma non abbiamo la certezza che faccia parte dello stesso complesso. Non ci resta che fare un giro intorno al perimetro.

posted by shelise | 10:56 | commenti (2)