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sabato, febbraio 21, 2004 La galleria d’arte contemporanea. Bovisa.
Uscendo dal retro dell’università, più di una volta ho avuto modo di ammirare il muro di una ventina di metri, con disegni ogni volta più belli. L’installazione non dura a lungo, perché periodicamente l’opera viene rinnovata, permettendo ai poveri studenti di uscire da uno squallido parcheggio nascosto, circondati da colori brillanti. Le scene “dipinte”, o per meglio dire, “spruzzate” non rappresentano sempre scene simpatiche o allegre. In questo caso il mondo raccontato è quello un po’ fumettoso. Sinceramente non so se siano riproduzioni di personaggi esistenti, o se sia la fantasia dell’artista a scaturire liberamente. Se così fosse sarebbe da fargli vividi complimenti, perché il disegno in questione parrebbe uscito da una mano esperta. Quale può essere la storia? I personaggi sono con molta probabilità negativi. Gli occhi allungati e gialli non lasciano molto scampo allo stereotipo del buono e del cattivo. Il soggetto in primo piano è piuttosto disgustoso nelle sue fattezze ed esprime tutto tranne che tenerezza. Le fauci sembrano quelle di un pesce assassino, con denti sottilissimi, ma molto taglienti. Il “mostro” è avvolto da una pianta gigante, che richiama palesemente l’idea di una vegetazione fin troppo vivace piena di spine: non voglio pensare alla rosa, fiore romantico e di amore. Il personaggio in secondo piano ricorda incubi infantili, il famigerato uomo nero. La scena nel suo complesso non è proprio tranquillizzante, ma i colori sono così belli e vivaci da regalare in ogni caso un po’ di allegria alla strada. Non sono un’intenditrice, ma mi sentirei di fare i complimenti a chi ha realizzato questo graffito. Probabilmente chi realizza queste opere va anche in giro a fare firme (qual è il termine giusto? Tag?), che personalmente non approvo. Ci sono sempre in ballo dispute nei consigli comunali, se considerare certe riproduzioni positive o negative. Mi è sembrato di capire che siano accettate se non realizzate su edifici o mezzi di trasporto, ma accolte di buon grado se capaci di rendere un po’ di colore in zone come queste. Si tratta di una vera e propria corrente artistica, chiamata “aerosol art” e come tale andrebbe tutelata, anche da coloro che ne abusano, imbrattando la città. Quel che penso in poche parole è: se sei un incapace, cambia passatempo, e lascia che siano gli altri ad abbellire le periferie. Secondo me in questo caso lo scopo è stato raggiunto. posted by shelise |
11:49 | commenti (9)
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