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giovedì, febbraio 19, 2004
 

Civico 121

 

 

Deve portar male aprire una piccola azienda in questo dove. Due ditte abbandonate una di seguito all’altra. Apparentemente sono molto simili: hanno le stesse dimensioni, stesso tipo di entrate, stesse caratteristiche. Questa però produceva utensili elettrici. La prima parte che incontro è l’entrata per gli autoveicoli. Rispetto all’edificio precedente, questo ha toni più caldi, quasi accoglienti. La pavimentazione è piastrellata con quadretti di due tonalità di rosa, le pareti sono intonacate di grigio bianco. La piccola tettoia che si intravede accoglie la luce del sole e invece che filtrarla sembra renderla più luminosa, accentuando il calore mancante di una giornata invernale. Anche in questo caso ho avuto qualche dubbio sul fatto che fosse effettivamente abbandonato, perché il disordine non è eccessivo: a parte qualche erbaccia che sbuca vicino ai muri e nei dintorni dei tombini, l’unica altra presenza è data da un bancale, ordinatamente appoggiato a una parete. Quello non è certo il suo posto, dovrebbe stare dentro un magazzino oppure in uno spiazzo, non in mezzo a un passo carraio. La vita sembra essersi fermata da poco da queste parti. L’unico segno di abbandono è dato dalla polvere che sta prendendo possesso delle finestre, non ancora distrutte da raid selvaggi. Due buchi nei muri attestano solo la poca voglia di manutenzione. Sulle porte a vetri della portineria stanno ancora due avvisi attaccati con lo scotch: la polvere non è penetrata fino in fondo facendo volare i due fogli di carta sul pavimento un po’ incrostato. La scala che c’è all’interno fa uno strano effetto, perché possiede ancora una certa aura di autorità: gradini a giorno in marmo, con corrimano in legno massiccio. La patina alle finestre impedisce di appurare completamente lo stato della scala, ma sembrerebbe intonsa, come se la polvere avesse volteggiato in aria decidendo poi di posarsi altrove, per rispetto di un elemento dell’edificio che fino a non troppo tempo prima accoglieva dipendenti e clienti. Uno dei due foglietti attaccati al vetro potrebbe essere una spiegazione per cui l’interno non sembra essere stato violato: “ATTENZIONE ALLARME INSERITO”. A dire il vero non è così visibile come lo riporto, ma è un piccolo rettangolo posato non proprio in evidenza in un angolo. Ma potrebbe essere sufficiente a funzionare da deterrente. L’entrata principale è sbarrata da una serranda, di quelle leggere che lasciano intravedere l’interno. Alla stessa altezza dell’intestazione si vede il lampadario, che personalmente trovo gradevole, per la sua forma triangolare: tre globi di vetro penzolano da una struttura in ferro a forma di triangolo equilatero. Le finestre in facciata sono in buone condizioni. Alcune delle leggere veneziane interne sono abbassate, altre lasciano intuire l’immobilità della vita. L’edificio è in balia di ragnetti e scarafaggi, che per una volta possono dimorare senza intrusi e ben protetti. Una delle veneziane si è rotta, formando un bel disegno a ventaglio, generando un minimo di dinamicità in una facciata altrimenti troppo regolare. L’affaccio sulla strada dell’edificio ha una conformazione simmetrica: dopo il passo carraio e l’entrata pedonale si susseguono rispettivamente un'altra entrata pedonale e un altro passo carraio. Questa seconda metà ha vissuto momenti più bui rispetto a quella immediatamente precedente. Non è chiaro se si tratti della stessa ditta, oppure sia l’ulteriore riprova che non porti bene iniziare un’attività in questa zona. L’entrata principale doveva essere piuttosto elegante: un lato è decorato con piastrelle bianche e rosse, con alcuni inserti floreali e delle piccole aperture protette da inferriate in ferro battuto che riprendono il motivo disegnato sulla parete. Questo lato si è mantenuto fino ad ora in buone condizioni, mentre il resto presenta chiari segni di incrostazioni da umidità oltre che dei buchi minacciosi sul soffitto. È un ambiente piuttosto alto e il piccolo lampadario ancora presente non sembra essere in grado di soddisfare le esigenze illuminotecniche. Il secondo passo carraio mi svela un piccolo particolare.  Rispetto al primo è in cattive condizioni: la vegetazione verso il fondo sta prendendo possesso dell’area. I muri sono sporchi e incrostati ed il pavimento ospita mucchietti di calcinacci e pezzi di laterizio. Osservo più attentamente uno di questi, per capire chi possa essere passato di qua: a parte un paio di bottiglie di birra vuote, non c’è altro tipo di spazzatura, quindi presumo un recente soggiorno di operai all’interno dell’area. Essendo la mia attenzione rivolta verso il pavimento, noto che le piastrelle non sono di due tonalità di rosa, come avevo pensato per il primo passo carraio,bensì si tratta della stessa, con in rilievo righe diagonali che seguono senso opposto da una piastrella all’altra, dando la sensazione di tonalità diverse quando colpite dalla luce.

posted by shelise | 10:31 | commenti